racconti

Amo i tuoi silenzi Sesta Puntata

img-20161202-wa0001

Nuova Puntata della storia che sto scrivendo. Per leggere le altre puntate basta cercare nella barra della ricerca Amo i tuoi silenzi.

Inoltre potete leggerla su

Wattpad cliccando Qui

EFF Fanfiction cliccando Qui

E adesso entriamo nella storia.

Capitolo 6

Vuoi uscire con me?

La campanella segna la fine delle lezioni ed io sono ben felice di uscire da scuola. Ho evitato per tutta la mattina Martina che voleva parlare, ho finto di non vederla e spero che abbia capito che non voglio nessun chiarimento. Non m’interessa. Esco insieme alla mia insegnante di sostegno e continuo a ignorarla fingendomi interessante a quello sta dicendo sui compiti che devo svolgere oggi.

All’inizio mi vergognavo di avere un insegnante di sostegno, i miei compagni di classe mi guardano sempre con quella sorta di pena che non sopporto. I miei genitori però hanno insistito che me ne fosse assegnata una quando hanno capito che, nonostante i miei sforzi, non riesco a sentire l’intera lezione bene. Mi basta che un professore si giri dalla mia visuale e perdo qualche pezzo della spiegazione, senza contare il chiacchiericcio dei miei compagni che mi disturba anche quando indosso il mio apparecchio. L’insegnante è un aiuto in più e non ho potuto obiettare oltre. Serena è la mia insegnante ed è simpatica, sono fortunata che non sia una di quelle persone che odiano il proprio lavoro. Invece si vede che a lei piace quello che fa, mi permette di chiamarla per nome e mi è di molto aiuto quando siamo in classe. Non mi vergogno più come una volta, perché è qualcosa che mi serve e se ancora a scuola mi guardano come la diversa, pazienza.

Serena ed io ci separiamo alla fine del corridoio. Lei mi dice che deve passare dall’aula professori e io la saluto. Domani ci sarà una verifica scritta e non avrò bisogno del suo aiuto, ma so che si farà ugualmente vedere per darmi una mano.

Mi confondo nella folla che c’è fuori di scuola e guardo il cielo che oggi ha deciso di essere poco azzurro. Non piove, ma sembra che tra un po’ lo farà. Fa freddo e cerco i guanti nella tasca del mio giubbino. Concentrata nella ricerca dei guanti, non mi accorgo che qualcuno mi urta e i guanti finiscono a terra.

«Scusa» dice il ragazzo riprendendo la sua corsa. Penso che stia urlando, ma non ne sono sicura perché la sua voce si confonde con le altre. Mi chino a prendere i miei guanti, e noto altre mani che mi porgono un guanto. Sto per ringraziare con un sorriso quella persona, ma il sorriso mi muore sulle labbra quando vedo di chi si tratta.

«Ehi Bea» – mi rivolge un sorriso Martina – «volevo dirti che ti ringrazio».

La guardo perplessa mentre mi riprendo il guanto e infilo entrambi nelle mani fredde.

«Hai fatto bene a non dire niente alla preside o a qualche insegnante, infondo non è successo nulla di grave. Non sei ancora arrabbiata vero?»

Guardo Martina incredula. Non sono le scuse che mi aspettavo per quello che è successo ieri, ma si sta complimentando per non aver fatto la spia. Non è per niente pentita di avermi fatta essere lo zimbello della serata, e se non fosse arrivato Axel cosa sarebbe successo?

«Non vale la pena arrabbiarsi con persone come te» le dico sincera e poi la sposto per passare. Forse avrei davvero dovuto dire qualcosa ai professori o ai miei genitori, ma ho pensato che non ne valesse la pena e infondo la serata è andata bene lo stesso. Non mi accorgo che Martina mi ha seguito finché non mi posa la mano sulla spalla e richiede la mia attenzione, ma io non la guardo perché la mia attenzione è fissata altrove.

Il cuore mi batte improvvisamente più forte quando lo vedo e il freddo che provavo fino a due secondi prima, sparisce quando Axel si avvicina.

Axel è qui. Davanti alla mia scuola e non può essere capitato per caso. E’ venuto per me. Senza che riesca a fermarlo, il mio viso si apre in un sorriso che farebbe invidia a qualsiasi pubblicità di dentifricio.

Ieri è stato il mio salvatore personale. E’ corso da me senza pensarci due volte, mi ha fatto passare una bella serata e ha insistito per accompagnarmi a casa. Grazie a lui, la mia serata non è stata rovinata e soprattutto per merito della sua presenza non mi sentita nemmeno per un momento, quella diversa.

«Ciao Bea» mi sorride Axel quando ormai è di fronte a me. Indossa un giubbotto bianco e una sciarpa dello stesso colore che mi viene voglia di sistemargli meglio attorno al collo.

«Ciao» rispondo senza riuscire a smettere di sorridere. So che Martina sta parlando, solo perché il viso di Axel si sposta nella sua direzione.

«Sì, mi ricordo di te» sta rispondendo Axel e la sua espressione perde il sorriso, poi torna a guardarmi e si addolcisce.

«Sei pronta per andare via?»

Annuisco più volte, anche se mi sento una sciocca a farlo senza parlare, e Axel afferra la mia mano guantata attraversando la strada con me. Azzardo un’occhiata dietro di me e mi accorgo che Martina ci sta fissando.

«Che cosa ha detto?»

«Niente d’importante, certe volte vorrei essere come te per evitare di sentire certe assurdità».

E’ la seconda volta che mi dice che vorrebbe essere come me e la cosa mi fa sorridere ancora una volta. Non mi lascia la mano e mi pento di aver indossato i guanti, così potrei sentire il calore della sua mano ma non mi azzardo a spostarla.

«Devi essere subito a casa?» mi chiede Axel girandosi verso di me. Ho notato che lo fa sempre, anche ieri sera, prima di parlarmi si ricorda sempre di girarsi a guardarmi per essere sicuro che senta ogni sua parola.

«Di solito torno sempre a casa subito dopo la scuola».
«E se ti chiedessi di venire con me in un posto, potresti andare a casa con un po’ di ritardo?».

«Quanto ritardo?» domando incuriosita e preoccupata allo stesso tempo. Mi fido di Axel anche se lo conosco da poco, ma so che i miei daranno di matto se non sono a casa in tempo.

«Vuoi che parli io con i tuoi per tranquillarli che sei in buone mani?».

«Non sentirei quello che ti dicono al telefono, preferisco di no» scuoto subito la testa e Axel ride divertito.

«Pensi che potremmo parlare male di te?»

«Anche» confesso unendomi alla sua risata. Scherzare sulla mia sordità non mi succede mai, eccetto che con Rita la prendono tutti troppo seriamente e sono contenta che Axel non sia tra quelle persone.

«D’accordo, allora facciamo così. Ti accompagno a casa in tempo e poi passo a prenderti oggi pomeriggio così non avrai problemi con i tuoi».

Lo guardo con un misto di euforia e nervosismo.

«Vuoi vedermi oggi? Tu vuoi …»

«Si» – risponde Axel prima che abbia il tempo di completare la domanda – «voglio uscire con te. Tu vuoi uscire con me?»

Anche se non riesco a vedermi, so che i miei occhi stanno sorridendo insieme al mio viso. Annuisco più volte e poi mi schiarisco la gola.

«Sì, mi piacerebbe tanto»

«Allora preparati perché ti porterò in un bel posto. Ti piace il gelato?»

«Il gelato a dicembre?» – chiedo scettica e quando capisco che non sta scherzando scuoto la testa – «tu sei pazzo».
«Fingo di non aver ascoltato la tua ultima frase, così almeno non dovrò sentirmi offeso».

Sorrido e mi accorgo che il nostro tragitto è già finito. Vorrei abitare più lontano dalla scuola, mi sarebbe piaciuto che la nostra strada insieme fosse durata di più e mi dispiace separarmi da lui. Non ha lasciato la mia mano nemmeno per un momento e per quanto sia stato scomodo per lui, mi ha sempre guardato prima di parlare ascoltando con attenzione le mie risposte nonostante la mia voce non sia perfetta.

Si è ricordato di dove abito e mi accompagna fino al portone d’ingresso.

«Ti messaggio appena sono arrivato d’accordo?».

Annuisco e lui posa le labbra sulla mia guancia.

«A dopo Bea»

Lo guardo andare via mentre un calore improvviso invade ogni cellula del mio corpo. La mia guancia scotta ancora dove le sue labbra si sono solo appoggiate e vorrei non lavarmi mai più il viso.

Salgo le scale ed entro a casa mentre mi sembra che la giornata sia più bella ogni secondo che passa, so che controllerò il telefono ogni secondo nell’attesa di sue notizie e mi sento euforica all’idea di vederlo presto.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...