racconti

Una stella in cielo Ultimo capitolo

Buon lunedì a tutti amici lettori.

Ecco oggi l’ultima puntata della stoira Una stella in cielo

senzanome

Copertina realizzata da BookCreativa.

Vi ricordo che per le leggere le altre puntate della storia potete cercarle qui nel blog, oppure su Wattpad cliccando Qui e su EFP Fan FIction cliccando Qui

E ora il Capitolo 6

Grazie nonna

Sono passati due mesi dal compleanno di Robert e tra noi le cose sono così migliorate, che credo di non essere mai stata più felice in vita mia. Anzi non credo, lo so.

Grazie a Robert ho scoperto cosa significa la parola “amore” e sono davvero felice di averlo conosciuto, siamo giovani lo so ma io sono più che sicura che lui sia quello giusto e non parlo di qualcosa di temporaneo. E’ per questo che ho deciso che fosse arrivato il momento di presentarlo ai miei. Ho conosciuto i genitori di Robert che sono simpaticissimi e ho pensato fosse giusto fare le presentazioni anche per me.

Adesso siamo a casa dei miei genitori, non ci tornavo da molto tempo e per quanto questa piccola cittadina mi vada ancora un po’ stretta, rappresenta pur sempre il mio porto sicuro. Inoltre è il posto in cui ho incontrato il mio Robert e sembra assurdo pensare che sia passato così tanto tempo dalla prima volta che l’ho visto. Di certo non avrei pensato che lui sarebbe stata la persona capace di farmi battere il cuore così a lungo.

Dalla finestra della cucina, scorgo Robert e mio padre fuori parlare di auto. A quanto pare, la loro passione comune ha fatto in modo di sciogliere il ghiaccio e adesso papà sembra che abbia accolto in famiglia il figlio maschio che aveva sempre desiderato.

Sorrido mentre mi scosto dalla finestra lasciandoli alle ore chiacchiere mentre la mamma sta riordinando in cucina. Sto per andare a darle una mano, ma noto sulla mensola gli album di fotografie. Ne prendo uno incuriosita e anche un po’ nostalgica. Mi sarebbe piaciuto tanto che la nonna avesse conosciuto Robert, sono sicura che sarebbero andati d’accordo. In quelle foto che sfoglio c’è la mia infanzia e molte foto della nonna che mi fanno sorridere, anche se sono sempre malinconica quando penso a lei che non c’è più.

Sto girando un’altra pagina ricordando uno dei miei compleanni, quando lo sguardo mi cade su una foto ingiallita del tempo. I miei genitori sono insieme a una signora distinta. Ha un’aria vagamente familiare. La guardo meglio e sento scorrere un brivido dietro la schiena quando la riconosco.

E’ Gladis.

«Mamma» – la chiamo cercando di restare calma anche se il mio cuore sta battendo a mille – «chi è questa donna?».

«Era la sorella di tua nonna» spiega la mamma dopo aver guardato la foto e tornando alle sue faccende.  Cerco di stare calma, ma vorrei farle mille domande e non so da dove cominciare. La mamma ha accettato da poco la mia voglia di non tornare a casa, ma di vivere in pianta stabile lontana dalla cittadina che lei adora, non voglio rovinare le cose tra noi e dirle che ho visto questa donna della foto significherebbe farmi considerare pazza.

«Ricordi il suo nome?» chiedo con una voce che cerca di essere tranquilla, ma non lo sono per niente.

«Certo. Si chiamava Gladis. Credevo te ne avessi parlato» – ammette la mamma – «era molto legata a tua nonna, uno spirito libero come lei. Forse è per questo che la nonna adorava parlare con te, vi assomigliate molto».

Dopo quella sera, sono tornata altre volte in quel bar sperando di incontrare Gladys ma non l’ho più vista. Adesso continuo a guardare quella foto e non credo ai miei occhi. Non voglio fare la domanda successiva, perché già immagino la risposta, ma voglio esserne certa.

«Dov’è adesso?»

«E’ morta prima che nascessi. Era una donna energica e piena di vita. Amava andare in giro con quel chignon. Tua nonna era distrutta dal dolore e anche sua figlia».

«Aveva una figlia che andò in Australia?» chiedo con il cuore in gola.

«Si» – mi guarda perplessa mia madre – «ma come lo sai?».

«Ho tirato a indovinare» rispondo con la testa altrove.

La mamma mette a posto l’album e comincia a parlare delle pulizie di primavera, ma io non l’ascolto più. La sorella di mia nonna. Gladys. Zia Gladys forse? Non so bene come dovrei chiamarla, in questo momento sto pensando che io l’ho vista, l’ho vista davvero e lei era reale anche se nessuno mi crederebbe se lo dicessi ad alta voce. Non penso nemmeno per un momento che lei sia stata un’apparizione, era reale come questa foto ed è arrivata da me quando ne avevo più bisogno.

Non so il perché zia Gladys sia venuta da me, forse ha capito che mi sentivo sola e avevo bisogno di qualcuno al mio fianco. Qualcuno di famiglia. Sono felice che l’abbia fatto e che grazie a lei, Robert ed io ci siamo riappacificati.

«Grazie zia Gladys» mormoro alzando gli occhi al cielo quando mi affaccio alla finestra. «Grazie nonna»

«Ehi» – mi raggiunge Robert abbracciandomi da dietro e poggiando il mento sulla mia spalla – «cosa guardi?».

«Il cielo. Non noti che ci sono tantissime stelle?»

«Hai ragione» dice Robert seguendo il mio sguardo.

«Mi piace pensare che quella più luminosa sia abitata dalla mia nonna. Adesso però stavo pensando che potrebbe non essere sola, ma insieme a sua sorella».

«Tua nonna aveva una sorella cui eri legata?» chiede Robert. Gli ho raccontato della nonna e quindi sa il legame che mi lega a lei, ma ora mi guarda sorpreso per questo nuovo familiare che non ho mai nominato. Non gli ho mentito, semplicemente l’ho scoperto solo adesso.

«In un certo senso» sorrido io enigmatica, ma prima che Robert possa farmi altre domande, chiedo:

«Mi prometti una cosa?» domando mentre mi giro e lo abbraccio in vita.

«Dimmi»
«Quando avremo una bambina, mi prometti di lasciarmi scegliere il nome?».

«Una bambina?» – ripete Robert con un’espressione confusa – «non è che per caso vuoi dirmi che …».

«No» – rido divertita – «non sono incinta quindi rilassati, parlavo del futuro».
«Futuro» – ripete Robert annuendo – «mi piace tantissimo questa parola».

«Anche a me» ammetto prima di baciarlo. Mi piacerebbe farlo a lungo, ma non mi piace avere come spettatori i miei genitori e lo prendo per mano incitandolo ad andare nel soggiorno. Robert intreccia le dita della mano alla mia e io gli sorrido.

«Posso sapere il nome che hai scelto?» domanda Robert incuriosito

«Gladys» rispondo senza nessuna esitazione. Perché lei è stata il mio angelo custode e resterà sempre nel mio cuore.

 

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